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March 09 2008

Opera Prima - Maria Stuarda alla Scala 18/01/2008

18/01/2008 - Maria Stuarda alla Scala

Come promesso nel mio precedente post, parlerò di una serata all’opera. La prima opera che trova spazio su questo blog. Per questo ho deciso di assegnarle il numero di Opus 1.

Quando sul sito del teatro alla Scala di Milano ho letto, oramai mesi fa, il cast di questa Maria Stuarda, ho deciso che non avrei assolutamente potuto perdere l’opera. Nella locandina spiccavano infatti i nomi dei tre cantanti protagonisti: Mariella Devia, Anna Caterina Antonacci e Francesco Meli, ovvero due grandissime prime donne contemporanee, affermate a livello mondiale, ed un giovane tenore molto promettente. Cosa desiderare di più, per la realizzazione dell’opera di Donizetti?

Prima di descrivere la recita, c’è da fare una premessa: già dalla trasmissione radiofonica della Prima (il 15/01), questo spettacolo aveva attirato l’attenzione del mondo dei melomani, che quella sera si è attaccato al più vicino apparecchio radiofonico, per seguire l’andamento della serata e soprattutto giudicare la performance dei cantanti. Nei giorni successivi (io invece non ho avuto modo di ascoltarla) si è diffusa la voce di una Maria Stuarda poco riuscita.

Con questo clima, di attesa generale, mi sono recato venerdì scorso alla seconda recita della Stuarda, con qualche timore e soprattutto la speranza che le critiche rivolte alla Prima non si rivelassero vere anche per la serata che mi aspettava. E in parte così è stato.
Ma andiamo con ordine e veniamo alla protagonista. La Devia avrà anche qualche difetto (l’agilità di forza, la voce meno sonora del solito, si risparmia un po’ nei sopracuti). Ma i rilievi che le si possono muovere, nel corso della serata sono completamente svaniti di fronte alla prova della cantante, che ha rivelato una qualità che sopra tutte fa dimenticare il resto: è in grado di emozionare!
La Devia è in grado di eccellere nelle pagine più brillanti, ma anche di sfumare le pagine più liriche, con tono elegiaco e trasfigurato (fantastico il suo “D’un cor che more”); ma sopra tutto il resto (e non ci avrei mai scommesso) metto la scena del confronto con Elisabetta; la serie di invettive (“Figlia impura di Bolena” ecc.) è stata risolta con un temperamento incredibile e un’esecuzione veramente elettrizzante!
La Antonacci viceversa per me ha rappresentato una parziale delusione: cantante nota per il prorompente temperamento grazie a cui fa dimenticare qualche difettuccio nell’organizzazione vocale, nel personaggio di Elisabetta sembra più attenta a cantare la parte con perizia, trascurando invece l’interpretazione, l’accento; il personaggio risulta meno incisivo di quanto avrei sperato, senza la protervia che si desidererebbe nella regina. La sua voce è risultata sonora nella vasta sala del Piermarini, con acuti centrati ma molto oscillanti (veniva in rilievo un vibrato un po’ troppo ampio).
Molto convincente Francesco Meli nel ruolo di Leicester (salvo piccola stecca nel duetto con Elisabetta, seguita da un immediato brusio nel pubblico, che aveva sentito le cattive recensioni della Prima). Con la sua voce chiara, il registro acuto sicuro e il bel fraseggio, ha offerto una prova veramente molto buona.
Deludenti del tutto invece i due bassi: Terranova e Alberghini; di quest’ultimo si salva un bel fraseggio, ma la voce ha un vibrato talmente largo da vanificare ogni buona intenzione.

Scarso di fantasia il direttore Fogliani, dirige un’orchestra poco coinvolta; adotta tempi genericamente larghi che, se non son brillano di originalità, sono comunque almeno “comodi” per i cantanti.
La regia di Pizzi rappresenta invece la nota più dolente: lo spettacolo (in realtà ripreso da una serie di rappresentazioni estive allo Sferisterio di Macerata) colloca la vicenda in un’ambientazione fissa e atemporale, costituita da gabbie e praticabili sui quali si muovono i personaggi. La scena non avvince, anzi direi proprio che lascia indifferenti, con tutto che ottiene invece qualche effetto sgradevole, per esempio nelle scene dove il coro si deve districare in questo spazio scabro per muoversi sulla scena.

Nel complesso una serata discreta o buona; la ripresa di un’opera di Donizetti, specie di un’opera come Maria Stuarda, al giorno d’oggi si basa soprattutto sulla bontà del cast vocale. Le emozioni offerte da Mariella Devia da sole valevano bene la serata.

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Schweinderl