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July 14 2011

Interpretazioni a confronto: "Rivolgete a lui lo sguardo" K584

Si tratta di un'aria scritta per il personaggio di Guglielmo nell'opera Così fan tutte; sarà poi sostituita dalla più breve aria "Non siate ritrosi".
È scritta per la tessitura di basso-baritono, la pagina richiede tre fa diesis acuti, mentre al registro grave scende fino al fa diesis due ottave più sotto (nota solo toccata). Il brano richiede due trilli (il primo che può essere eseguito più breve; ma gli interpreti qui considerati lo eseguono in maniera molto diversa tra loro), ma soprattutto una buona dose di vis comica.


Deludenti

- Justino Diaz: inizia con bella voce, che diventa però poi un po’ stimbrata. Buoni gli acuti, ma i due trilli gli riescono male. L’interpretazione nel complesso sembra un po’ superficiale e il cantante sostanzialmente estraneo allo stile buffo.
- Thomas Quasthoff: l’emissione è particolarmente artificiosa e lo stesso si può dire per la dizione. Cerca di “caricare” alcune frasi, forse per ottenere un effetto comico, ma con brutti risultati. Non esegue il trillo, bensì alterna velocemente le due note (come d’altronde segnato in partitura, forse volutamente per ottenere un effetto comico; è l’unico a farlo). L’interpretazione complessivamente mi pare poco centrata.
- Fernando Corena (1960 con Argeo Quadri): vanta una bella voce, con buoni gravi e ottimi acuti. Dispiace per un po’ di “rigidità” di fondo, che rende difficile il legato. L’interpretazione è poco variata e “monolitica”. Il primo trillo viene completamente omesso.

Discreti

- Nicolas Rivenq (1988): esecuzione penalizzata dal tempo assurdamente rapido staccato dal direttore (Ion Marin). Che dire? il cantante riesce a reggerlo. L’esecuzione non è particolarmente rifinita, ma sostanzialmente corretta.
- Hermann Prey (live 1966): la dizione è fastidiosamente artificiosa (quel “pì-e-tà”, con accento sulla “i” è veramente brutto; per non parlare delle doppie, “se baliamo” - invece di “se balliamo” - o “al par di Essopo” in luogo di “al par di Esopo”). Tuttavia c’è una certa immedesimazione; il cantante ha idea di cosa sia lo stile buffo. Però la dizione è veramente un impaccio, anche nella scioltezza dell’articolazione di certi suoni. Il trillo è abbozzato, ma decoroso.
- Rodney Gilfry (direttore Gardiner): la voce è poco sonora, ma educata e morbida. L’esecuzione è molto corretta, con tutte le appoggiature; il fraseggio è sufficiente vario anche se l’interprete non è particolarmente carismaticao. Un filo difficoltosi risultano i due fa diesis acuti (il terzo è eseguito in una sorta di falsettone).

Ottimi ed eccellenti

- Thomas Hampson (2006 live, con Harding): la voce è morbida e il brano è molto ben cantato, con tanto di appoggiature. L’unico neo è un’interpretazione un po’ “esteriore”; ma in termini vocali Hampson è qui veramente perfetto. C’è qualche difficoltà solo nel finale, probabilmente a causa del tempo sensibilmente più spedito staccato da Harding, che mette alle strette il solista. Ma è poca cosa.

- George London (1953, con Bruno Walter): l’emissione è un pochino ingolata; ci sono diverse sbavature qua e là (errori di pronuncia, qualche nota “sbagliata”, un acuto poco poggiato, lo staccato non proprio preciso). Ma tutto ciò è poca cosa di fronte all’impeto travolgente che il cantante e il direttore imprimono alla pagina.
London compensa ampiamente i difetti con un fraseggio continuamente variato. Esegue molto bene i due trilli, è perfetto tanto nei gravi quanto nei due fa diesis acuti, addirittura imponenti.

- Alessandro Corbelli: stranamente Mackerras (direttore in genere molto attento alle questioni della filologia) non pretende l’esecuzione di tutte le appoggiature (ne vengono realizzate solo alcune).
Corbelli in compenso è perfetto, sia nel canto che come interprete, estremamente spontaneo e vario, con una grande varietà di accenti. Il primo trillo viene eseguito più a lungo che dagli altri e molto bene; il secondo in compenso è un po’ “chioccio” (vuole rendere anche lui l'effetto comico, come Quasthoff?).

- Italo Tajo (scaricabile qui): bella voce, morbida e rotonda. Il direttore (Mario Rossi) stacca un tempo spedito, che però Tajo regge agevolmente.

Anche lui risulta estremamente spontaneo ed immedesimato nella parte. Un valore aggiunto viene dato dal grande gioco di accenti con cui intona il testo (da sentire il modo in cui fraseggia ogni volta in modo diverso le frasi ripetute due volte, su tutte “io ardo, io gemo”; o ancora “se si parla poi di merto, certo io sono ed egli è certo”; per non parlare dello stringendo autenticamente buffonesco sfoggiato nella frase “e qualch’altro capitale abbiam poi ch’alcun non sa”).

La palma del migliore va forse a Tajo, seguito subito da Corbelli e poi da London. Hampson, che cede ad alcuni altri sul piano dell’interpretazione, dà dei punti pressoché a tutti in termini di puro canto.

p.s. La “classifica” è risultata molto diversa da quella di Per questa bella mano. Penso in particolare a Italo Tajo, che mi è parso il migliore, rispetto a Thomas Quasthoff, che non mi ha soddisfatto.
D’altronde le caratteristiche del brano sono molto diverse: anzitutto la tessitura è più acuta, da basso-baritono (e più precisamente da buffo), in secondo luogo non siamo più in ambito drammatico, bensì comico. Diventano quindi molto importanti alcune caratteristiche, dalla dizione, alla scioltezza del sillabato; per cantare quest’aria è necessaria una verve, che Per questa bella mano non richiedeva affatto. Requisiti diversi, a cui rispondono le diverse caratteristiche vocali degli interpreti. E un cantante come Tajo si trova qui senz’altro più nel suo elemento di quanto non si trovasse nell’altra aria.

April 30 2011

Mozart - "Per questa bella mano", interpretazioni a confronto.

Si tratta di un’aria che Mozart ha scritto per Franz Xaver Gerl, primo interprete del ruolo di Sarastro nel Flauto Magico. La tessitura della pagina è da basso profondo: la voce scende più volte al Fa#1, mentre la nota più acuta è un Re3.
Aria impegnativa per la voce, per le discese al registro grave e per gli sbalzi da questo al registro acuto; è inoltre previsto qualche passaggio di coloratura e soprattutto quattro trilli.
Formalmente si tratta di un'aria bipartita; ad un andante iniziale, segue un allegro. Grande singolarità del brano è la presenza di una impegnativa parte concertante affidata al contrabbasso, che apre l’aria con un assolo e in diversi punti ha il compito di “duettare” con la voce.

Ho scelto registrazioni che possono essere visti su youtube (quella di Tajo l'ho caricata io su megaupload); per vederle (e ascoltarle) basta clickare sul link. Lo spartito si può consultare gratuitamente qui.

La registrazione di Italo Tajo (scaricabile qui) con Mario Rossi (del 1949, con l’Orchestra Rai di Torino) è piuttosto deludente per i numerosissimi tagli; viene ridotta la stessa introduzione con assolo del contrabbasso, sconvolgendo l’aspetto “concertante” della pagina. Anche la parte vocale risulta abbreviata, risparmiando al basso uno dei passaggi più scabrosi di discesa al grave. Proprio le note basse sono quelle che mettono più alle strette Tajo (per scendere sotto il Si1 alcune volte si sente una pausa in cui il cantante prende fiato, prima di riprendere, un escamotage che interrompe di fatto la continuità del legato). Un altro neo è il ricorso a qualche nota “aspirata”. È un peccato, considerato che la sua voce sin dall’inizio si evidenzia come morbida e piacevole e l’accento è piuttosto azzeccato. I due trilli (perché tanti ne rimangono, per via dei tagli) sono eseguiti bene.
L’interpretazione di Justino Diaz, è piuttosto corretta, sebbene la voce è più ordinaria. Tallone d’Achille gli estremi gravi, non sempre bene a fuoco e i trilli non sono perfettamente rifiniti. In compenso è l’unico ad introdurre delle variazioni nei da capo, per quanto piccole: un gruppetto, delle appoggiature (nell’ultimo da capo),
Thomas Quasthoff evidenzia una voce molto più bella e omogenea; il basso-baritono è ottimo negli estremi gravi quanto negli acuti. I trilli sono buoni e il legato è perfetto.
George London vanta una bella voce, giusto un po’ meno spontanea degli altri. Nei gravi estremi è talvolta in difficoltà. Il primo trillo è solo abbozzato; molto bene gli altri invece. Come interprete è forse il più convincete. London è affiancato Bruno Walter, che firma la miglior direzione; inoltre la registrazione vanta il miglior contrabbassista sentito finora. Lo strumentista “canta” autenticamente, ritagliandosi di diritto il ruolo di deuteragonista della voce.
Cesare Siepi canta l’aria in un recital in cui è accompagnato dal solo pianoforte e quindi viene tagliata l’intera parte del contrabbasso. A compensare la perdita, c’è la voce più straordinaria fra quelle qui ascoltate: ricca di armonici, di un’uguaglianza assoluta fra i registri, di uno splendore e opulenza assoluti. Un vero fiume che sgorga spontaneo, con un perfetto senso del legato. L’accento è abbastanza variato e i trilli sono buoni.

Riassumendo: la versione di Siepi è senz’altro la meglio cantata, ma è penalizzata dall’assenza del contrabbasso (e dell’orchestra); quella di London è forse la più adatta a farsi un’idea della pagina, anche grazie al direttore e allo strumento solista, entrambi eccellenti.
Molto riuscita anche la versione di Quasthoff. Corretta e non priva di interesse quella di Diaz.


Una piccola questione musicale: seguendo con lo spartito si può notare come tutti i bassi considerati omettano uno dei trilli segnati in partitura (eseguendone quindi complessivamente solo tre, dei quattro previsti). Fa eccezione Justino Diaz, che ne esegue addirittura uno in più!

La questione riguarda un passaggio della seconda parte dell'aria, che ritorna due volte; dopo una nota tenuta, un La2, la prima volta semplicemente si scende di un'ottava, al La1:

Nella ripetizione, dopo il La2 è invece previsto un trillo:

Tutti gli interpreti (escluso Justino Diaz) nella ripresa omettono questo trillo. London e Siepi eseguono la frase come la prima volta; Quasthoff sostituisce il trillo con una cadenzina all'acuto.
Curiosamente Diaz termina invece la frase entrambe le volte con un trillo.
In un altro video con pianoforte e contrabbasso (reperibile qui) lo stesso cantante esegue entrambe le volte un mordente; nella prima frase si tratterebbe di un'aggiunta, ma nella seconda sostituisce il trillo.
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